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Ottimisti o pessimisti?

Una esperienza diretta di due giovani italiani in Canada, Riccardo & Giulia.

Questo non è un post triste, non è un post felice, non è un post da illusi e neanche da disillusi.

Innanzitutto perché stiamo scrivendo in italiano? Beh, perché sicuramente questo è un post importante e perché sappiamo che voi, cari connazionali, siete i più assidui frequentatori di questo blog dal titolo in un inglese storpiato da una delle nostre band preferite, i Death Cab For Cutie. Dunque vi facciamo un favore scrivendolo nella nostra lingua e facciamo contemporaneamente un favore a noi stessi perché, nonostante i nostri continui progressi linguistici, spiegare certi argomenti in inglese è ovviamente più difficile. Ci scusiamo con chi ci ha contattato in privato senza avere una risposta immediata e ci scusiamo anche con chi magari si è innervosito perché per qualche settimana non ha trovato nessuna nuova storia su questa pagina web. Sono passati circa due mesi da quando per la prima volta abbiamo messo piede in Canada senza sapere cosa ci aspettasse oltre le sliding doors dell’aeroporto di Montréal. Due mesi sono pochi per capire alcune cose ma sono sufficienti per capirne altre quindi ci accingiamo a dirvi cosa abbiamo capito e forse anche cosa non abbiamo ancora capito. “Com’è la situazione lavorativa?” è sicuramente la domanda che ci rivolgete più spesso e iniziamo a pensare che sia davvero difficile rispondere. Dopotutto, cosa volete sentirvi dire? È ovvio che in Canada c’è più offerta di lavoro che in Italia: provate a visitare ogni giorno i vari jobbank, kijiji, simplyhired e vi accorgerete di quante pagine e pagine di nuovi lavori vengono pubblicate quotidianamente. Nonostante la nostra sempre attiva curiosità non ci teniamo a fare il paragone visitando i siti di ricerca di lavoro italiani. Analizziamo per esempio i primi lavori che in questo momento preciso troviamo sulla lista di JobBank (Ottawa): 1) Home Cleaner 2) Software Quality Assurance 3) Building Maintenance Worker 4) Hotel Manager 5) Journeyman Sheet Metal Worker 6) Plumber 7) Cable Television Technician 8) Account Manager Sales 9) Sales Representative 10) Stationary Engineer. Avendo ormai capito come funzionano gli annunci di lavoro qua in Canada, sapremmo già dire che questi primi dieci non sono un granché per noi due, 24enni italiani con non molta esperienza lavorativa e inclini verso una carriera di tipo culturale in un Paese non molto orientato verso questo tipo di offerta di lavoro. Vediamoli uno alla volta:

Annuncio #1: ok abbiamo parlato dell’importanza di restare umili e di iniziare dal basso ma, chiamateci viziati se volete, noi l’home cleaner non lo vogliamo fare.

Annuncio #2: eh… Cos’è? Apriamo l’annuncio… richiesta più di 5 anni di esperienza per un lavoro che neanche sappiamo cosa sia, passiamo al prossimo.

Annuncio #3: è richiesto un mezzo di trasporto affidabile quindi per i Nord Americani questo vuol dire SOLO automobile e noi non l’abbiamo ovviamente.

Annuncio #4: la presenza della parola “manager” è già un problema perché sicuramente è richiesta molta esperienza nel settore. Apriamo l’annuncio… come volevasi dimostrare.

Annuncio #5: 5 anni di esperienza richiesti e in più bisogna possedere un certificato dal nome strano…

Annuncio #6: anche qui 5 anni di esperienza e oltretutto entriamo nel panico quando si intasa il lavandino di casa. Lasciamo stare…

Annuncio #7: nessuna esperienza richiesta, Criminal record check… Proviamo a tenerlo…

Annuncio #8: bisogna avere dei diplomi canadesi che noi ovviamente non abbiamo.

Annuncio #9: 2-3 anni di esperienza. Lo teniamo, potrebbe andare.

Annuncio #10: Lista infinita di certificazioni + 5 anni di esperienza.

Su 10 annunci ne abbiamo due che potrebbero fare al caso nostro. Al caso nostro non nel senso che sono i lavori della nostra vita ma nel senso che potremmo rientrare nel tipo di persona richiesta. Una volta inviato il resumé si sta lì ad aspettare che il telefono squilli. E si aspetta, si aspetta… Non siamo dei grandi statisti ma abbiamo stimato che più o meno si riceve una risposta (e non per forza positiva con la convocazione per una job interview) ogni 25-30 invii di resumè. Quando si è fortunati e si viene convocati per un colloquio (noi ne abbiam fatti 4-5 a testa) arriverà sicuramente il momento in cui dovrete dire perché siete venuti in Canada e soprattutto come ci siete entrati. La scena sarà più o meno così:

Mr. White: “Come mai hai scelto proprio il Canada?”

Mario Rossi: “Eh… mi ha sempre affascinato e quindi ho deciso di richiedere un visto per poter lavorare qui”

Mr. White: “Ah quindi hai questo visto…”

Mario Rossi: “Sì… si chiama Working-Holiday e dura sei mesi”

Insomma non potrete nasconderlo e se lo nasconderete, sicuramente non saranno contenti di venirlo a sapere successivamente. A quel punto succede che, nonostante Mr. White sia un gran simpaticone, interessato a voi e colpito dal vostro resumè, vi dirà che “nel caso” si faranno sentire loro.

Dove vogliamo arrivare con questo? Vogliamo dire che noi italiani siamo sfigati anche in questo. Quasi tutti hanno un visto che dura almeno un anno. Il datore di lavoro, anche se a malincuore, vorrà, nel 99,9% dei casi, andare sul sicuro rinunciando al “bravo ragazzo italiano con il buon resumè ma il visto che scade tra 6 mesi” assumendo al suo posto un giovane canadese che molto probabilmente non sa nessuna lingua oltre quella che ha imparato a casa, pensa che in Italia si vada ancora in giro con le bighe e che colloca la scoperta dell’America nel 1800. Oltretutto quei 6 miseri mesi diventeranno 5 e poi 4 e poi 3 senza che voi ve ne accorgiate.

Perché questo discorso? Perché rappresenta bene il mondo del lavoro canadese in cui cercherete di entrare con tutta la buona volontà e testardaggine che vi contraddistingue ma che in gran parte dei casi non saranno sufficienti. Ribadiamo che ora stiamo parlando solo dell’esperienza vacanza-lavoro perché arrivare qua con un visto da Skilled Worker o con la residenza permanente è tutta un’altra cosa.

Ma non avevate un lavoro? Certo, entrambi abbiamo un lavoro. Giulia lo ha trovato in tre giorni e Riccardo in tre settimane. Ma qui si potrebbe aprire un nuovo capitolo dentro il grande libro “L’incredibile e imprevedibile mondo del lavoro canadese”. Le libertà di cui godono i datori di lavoro sono davvero sorprendenti. Giulia, commessa in un negozio del più famoso mall di Ottawa, ha un contratto -anzi in realtà non esiste neanche un contratto- full-time. Nelle prime due settimane è stata impegnata in un training che teoricamente doveva essere retribuito, ma effettivamente non lo è stato. Dalla terza settimana ha iniziato a lavorare due, massimo tre giorni alla settimana quindi il full-time che lei aveva richiesto e che l’azienda le aveva garantito non si è realizzato. Una volta che ha provato a richiedere gentilmente un aumento delle ore settimanali le è stato proposto un posto di lavoro full-time in un negozio della stessa catena all’interno dello stesso centro commerciale e Giulia, soddisfatta, è stata messa in attesa per ricevere nuove indicazioni per sapere quando iniziare. Da quel momento Giulia non è stata richiamata e ha continuato a cercare un altro lavoro. Ed ecco che il discorso ora si ricollega con le modalità di ricerca che abbiamo visto più su. Giulia quindi ora ha un lavoro sì o no? Perché quando ha chiamato la sua boss per due volte lei ha sempre risposto “scusa non ho avuto tempo, ti faccio sapere”?

Ora, se Giulia ottenesse una job interview dovrebbe dire che tra soli 4 mesi scade il suo visto: secondo voi quale sarebbe la decisione dell’employer?

La prima volta che abbiamo sentito parlare di questo visto, ci ha fatto sorridere il suo nome: vacanza-lavoro. Il motivo di questa denominazione lo stiamo capendo ora.

A presto.

Link al loro blog: http://doorsunlockedandopen.wordpress.com/2012/06/14/facciamo-il-punto/

Hai domande? Scrivi qui sotto.
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