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La comunità italiana di Montréal

Il flusso migratorio italiano indirizzato verso il Québec nel secondo dopoguerra, pur non avendo avuto la portata numerica del fenomeno statunitense o sudamericano di qualche decennio prima, riveste un interesse peculiare all’interno degli studi sulle migrazioni italiane nel mondo. I migranti italiani si sono inseriti in un contesto linguistico e giuridico caratterizzato dal bilinguismo franco-inglese e da un marcato federalismo che ha prodotto una specifica politica di integrazione nella provincia francofona, sia rispetto al resto del Canada sia ad altri Paesi interessati da forti ondate migratorie nello stesso periodo.

Immigrazione italiana in Québec

I primi italiani erano già presenti e attivi in Canada in epoca coloniale, vale a dire dai primi viaggi di esplorazione del xvi secolo fino agli inizi del xix secolo. In questi secoli la presenza italiana è stata sporadica, composta principalmente da naviganti, mercanti e missionari, ma i flussi diventarono sempre più numerosi e cambiarono caratteristiche dopo l’unificazione italiana del 1861, anche se sarà solo con il xx secolo che si potrà parlare di migrazioni di massa.

Fra il 1901 e il 1918 circa 120 000 italiani entrarono in Canada, in maggioranza «uomini senza donne» definizione molto efficace utilizzata da Robert Harney (1984). La composizione per sesso delle comunità immigrate mostrò questo generalizzato squilibrio in favore dei maschi fino ai primi decenni del Novecento. Con l’industrializzazione delle città di Toronto e Montréal l’immigrazione cominciò a diventare urbana e stanziale perché il lavoro era costante non seguendo più le mutazioni climatiche stagionali come accadeva per i lavori all’aperto. Pur rimanendo una componente preponderante della manodopera nel settore edile, gli italiani si impiegarono allora anche nelle industrie, nel piccolo artigianato locale, nel commercio al dettaglio ortofrutticolo e, biasimevole caso perché interessava spesso minori, nelle vie a suonare l’organetto.

La comunità italiana di Montréal

Nella città di Montréal attualmente risiede la seconda comunità italiana del Canada dal punto di vista numerico dopo quella di Toronto, ma nella prima parte del xx secolo era qui che si concentrava la più grande Little Italy, o meglio Petite Italie visto il contesto francofono del Canada. Già fra il 1901 e il 1911 gli italiani diventarono il secondo gruppo etnico immigrato della città dopo gli ebrei con una lenta, ma continua crescita. Le caratteristiche più spiccate delle prime comunità italiane all’estero, rimaste invariate anche nei decenni successivi, erano l’organizzazione delle istituzioni etniche e l’intensità della vita comunitaria segnate dal forte sentimento religioso e dall’attaccamento alle feste patronali del Paese di origine.

Una storia delle prime chiese italiane della città non deve dimenticare la componente protestante della società canadese che svolgeva un ruolo di attivo proselitismo fra gli immigrati. Considerando la situazione attuale, nella città di Montréal vi sono quattro chiese cattoliche distintamente italiane e cinque chiese protestanti in cui si svolgono funzioni anche in italiano, alle quali se ne dovrebbe aggiungere una sesta per gli italiani ormai del tutto anglofoni. La nascita e lo sviluppo di «chiese etniche» o «nazionali» è un fenomeno comune a tutta la storia dell’emigrazione, non solo per la componente italiana. A Montréal il numero considerevole di parrocchie italiane è il risultato di più di un secolo di insediamento in una società divisa su due fronti, linguistico e religioso, che spesso si sono scontrati in merito alle scelte operate dai nostri connazionali.

Nel corso del xx secolo la comunità italiana si è spostata verso nord seguendo la direttrice fondamentale del boulevard St Laurent, detto anche The Main per la sua centralità. Dalla zona sud della città, in prossimità del porto e delle fabbriche, alla zona nord, residenziale e in continua espansione, avviando un processo quasi concluso alla fine degli anni Settanta. Nonostante questo trasferimento abitativo, il cuore economico e culturale è però rimasto la Petite Italie del Mile End anche se dagli anni Ottanta non è più a maggioranza italiana. Questo è un fenomeno che si è registrato in tutto il Nord America quando i quartieri di storico insediamento etnico hanno perso la sola connotazione residenziale e sono divenuti un simbolo, un modello.

Molti italiani di terza generazione che vivono a Montréal non hanno mai abitato nella Petite Italie, eppure è qui che ritrovano le loro radici, il cuore culturale della propria comunità e che si danno appuntamento per una serata in compagnia o per guardare insieme una partita di calcio.

Associazioni italiane di Montréal

Le associazioni italiane di Montréal hanno vissuto negli anni Novanta un processo di unificazione e razionalizzazione che ha portato alla costruzione di un nuovo centro culturale comune, il Centro Leonardo da Vinci, inaugurato nel 2002. Il centro si trova nel quartiere residenziale di Saint-Léonard ed è sede anche di attività culturali, sportive e ricreative. Le ssociazioni oggi più attive e vitali raccolgono gli uomini d’affari10, gli insegnanti di italiano11 e i giovani, cioè operano nella vita quotidiana dei nuovi italocanadesi, più concentrati sul Paese di arrivo che su quello di partenza.

da: Irene Poggi
Centro Altreitalie

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